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Fichte

Fichte nasce in una famiglia povera della Prussia nel 1762, da genitori contadini, tuttavia, la sua predisposizione e amore per lo studio lo portano a proseguire la carriera scolastica. 

Aiutato da un signore benestante del suo villaggio, frequenta prima il collegio di Pforta e poi la facoltà di teologia delle università di Jena e di Lipsia.

L’io creatore
Il suo pensiero è dapprima influenzato dalle opere kantiane, particolarmente dalla critica della ragion pratica, di cui è talmente affascinato da recarsi da Kant in persona e fargli leggere personalmente il suo primo manoscritto “Saggio di critica di ogni rivelazione”. 

Fichte, tuttavia, segna il proprio distacco da Kant nel modo in cui risolse il problema del noumeno, Kant aveva infatti evidenziato come non potesse esistere, e fosse impensabile, “una realtà in sé”, esterna alla conoscenza del soggetto. Fu dunque Fichte il primo a criticare l’io kantiano, questo era un io finito, limitato nel suo agire dal noumeno, una realtà a lui estranea. 
Per Fichte l’io diviene creatore, infinito, ovvero il soggetto che crea ogni cosa e non è più condizionato da nessun limite. Proprio questo riconoscimento, del ruolo assoluto del soggetto, simboleggia l’inizio della corrente filosofica dell’idealismo.

L’attività creatrice dell’io
Fichte descrive l’infinita attività creatrice dell’io nella propria opera “Fondamenti dell’intera dottrina della scienze”. L’io, secondo Fichte, non va inteso come un soggetto specifico, ma come un qualcosa che si configura come un’attività creatrice universale e infinite, che egli definisce come “Io puro”. 
Il suo ragionamento, in tale opera, è articolato in tre diversi momenti:

1. Tesi: L’Io pone sé stesso”
Prima di poter affermare qualsiasi altra cosa, l’Io deve affermare la propria esistenza, dunque esso è un’attività auto creatrice, prodotto di sé stesso e che ha consapevolezza di sé.
2. Antitesi: L’Io pone il non Io”
Il soggetto ha bisogno di trovare un ostacolo, un limite, per potersi realizzare come attività creatrice. Dunque, per potersi determinarsi egli necessità di un “non Io” in sé stesso.
3. Sintesi: “L’io oppone, nell’Io, all’Io divisibile, un non Io divisibile”
L’io infinito, dopo aver creato il non Io, si ritrova materialmente ad esistere in molti individui, opposti a molteplici cose.


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